NOVITÀ

Manuela Muttini

Charlotte Brontë

Marialuisa Amodio

Il principe Imperfetto

Henry Hastings

Al buio non parliamo delle stagioni

L’universo femminile è sicuramente quanto di più misterioso e complesso la Natura abbia concepito tant’è che le donne in primis sono alla continua ricerca di risposte ai perché scaturenti non solo dalle vicende della vita, ma dalle loro stesse azioni, soprattutto quando è l’amore a governarle.

Un passato da tennista, non c’è da meravigliarsi dell’ipotetico campo da tennis scelto da Manuela per vivere le storie d’amore con stile suscettibile di variazioni, all’insegna dell’imprevedibile ed emozionante, a discapito del successo finale. (dalla prefazione del Principe Emanuele Filiberto di Savoia)

Le sue passioni erano forti di natura e l’immaginazione era in lui come una febbre. Insieme esse agivano in maniera selvaggia, specialmente quando il delirio dell’ubriachezza le frustava a un galoppo che persino i cavalli dell’Apocalisse quando si scagliavano su Armageddon avrebbero emulato invano. Si parlava di lui ovunque a causa dei suoi eccessi. La gente li commentava con costernazione; gli stessi eroi del diciannovesimo alzavano le mani e gli occhi dinanzi a qualcuna delle sue imprese esclamando: «Dannazione! Ciò va oltre ogni limite!».

 

Pubblicato per la prima volta in Italia.

Marialuisa tesse questa sua tela tra l’ammiccante e il commovente con un filo pulito di inchiostro noir che non conosce le sbavature ed è questo un aspetto che particolarmente mi rincuora. Una volta tanto nel leggere ho sentito emergere una personalità originale e, mi permetto, anche di grande interesse. Il fatto che, a differenza di tanti “nuovi” scrittori non abbia sentito la necessità di imitare chi l’ha preceduta è una qualità che merita una lode specifica.

Scrivere “con” il lettore e non “per” il lettore è indice di talento vero. (dalla prefazione di Tullio Dobner, traduttore ufficiale di Stephen King)

 

Matilde Serao

Angelo Amato de Serpis

Stefania Lusetti

La virtù di Checchina

Con il naso all'insù

Al di là degli occhi

Nonostante qualche critica iniziale e un certo scetticismo, alimentato dalla stessa autrice in lettere private, La virtù di Checchina è uno dei testi più riusciti di Matilde Serao, un racconto borghese gradevole e coinvolgente, in cui l’innata simpatia della sua protagonista, i suoi ostentati timori, i vorrei ma non posso che ne animano di continuo le azioni e le esitazioni, riescono a creare una naturale empatia con il lettore che pur lasciandosi scappare magari più d’un sorriso dinanzi all’esibita ingenuità della donna, non può che divertirsi a sospirare e cospirare con lei, nella ricercata realizzazione di desideri tanto comuni quanto umani. (dalla prefazione di Aldo Putignano)

La carnalità della parola di Angelo Amato de Serpis è “figlia” della sua semplicità. Che tu subito avverti, quasi toccando il leggerissimo spessore di un semplice aggettivo, il quale ti avvicina all’idea di “limitazione di peso”, la quale subito si traduce, con facilità, nei suoi concetti di “tollerabilità descrittiva”. Che non fa fatica ad alimentarsi del suo “impiego” della parola per comporre tutti i pezzi del prezioso “equipaggiamento” della narrazione, sempre ammantata di chiarissima luce. (dalla prefazione di Giuseppe Giusti)

Continuava a raccontare. Le parole uscivano dalla bocca con estrema facilità e, pur rendendosi conto che i suoi ascoltatori erano ormai distratti dai loro pensieri, proseguì instancabilmente, cercando di far affiorare ricordi e impressioni. E più si accorgeva del disagio che procurava alla sua famiglia, più proseguiva.

Voleva arrivare a innervosirli, sentirli gridare “basta”.

Irene Caliendo

Arrigo Boito

Francesco Mesorio

Dodo e gli altri

L'Alfier nero

Dino Campana

Un’opera deliziosa e preziosa per non dire illuminante per veicolare sentimenti e valori che sembrano non più di moda: amore, affetto, amicizia, solidarietà, fratellanza, inclusione, rispetto per l’ambiente, promozione della cittadinanza attiva e democratica. Il tutto ambientato nell’agenzia educativa per eccellenza “la scuola”, che amo. Un’oasi di emozioni, descritte con una minuziosità incredibile e che evidenzia una sensibilità fantastica ed educante. Ai piccoli lascia un’energia unica, capace di sedare ogni forma di aggressività e di valorizzazione dei buoni propositi. Ai grandi lascia una variegata mappa di riflessioni e tanto desiderio di diventar bambini vogliosi di colorare gli abissi del male. È veramente straordinario come, attraverso il cane Dodo, l’animale più fedele dell’uomo, si entra nel pianeta umano e animale, esplorando scenari comuni e fantastici, esaltando la verginità di pensieri e linguaggi, superando i conflitti, attraverso le regole. Regole che fanno da regia all’intero romanzo. (dalla prefazione della Dir. scolastica dott.ssa Eugenia Carfora)

Poeta, narratore e compositore, Arrigo Boito nasce a Padova il 4 febbraio 1842 e muore a Milano il 10 giugno 1918.

La sua poetica ripercorre quasi sempre il tema disperato e romantico del conflitto fra il bene e il male, e il Mefistofele, il melodramma che ha segnato la sua notorietà insieme ai libretti d’opera, ne costituisce l’esempio più emblematico. La sua produzione si compone anche di poesie, novelle e saggi critici.

“Quel pezzo di legno nero era eroico a vedersi; pareva un guerriero ferito che s’ostinasse a combattere fino alla morte; la testa insanguinata gli crollava un po’ verso il petto con tragico abbattimento; pareva che guardasse anche lui, come il negro che lo giuocava, la fatale scacchiera; pareva che guatasse di sott’occhi l’avversario e aspettasse stoicamente l’offesa o la meditasse misteriosamente."

Rose calpestava nel suo delirio e il corpo bianco che amava. Ad ogni lividura più mi prostavo, oh singhiozzo, invano, oh creatura!

Rose calpestava, s’abbatteva il pugno, e folle lo sputo su la fronte che adorava.

Feroce il suo male più di tutto il mio martirio.

Ma, or che son fuggita, ch’io muoia del suo male! (Sibilla Aleramo)

 

Su Dino Campana continua dunque a correre una doppia leggenda: quella del poeta pazzo, dei mille mestieri spostato ed instabile, cosmopolita più per nomadismo nevrotico che per scelta culturale; e quella del talento che esplode, incontrollato e selvaggio, quasi al di là delle intenzioni del suo proprietario. Campana si presenta davvero un diverso, rispetto alla media dei letterati del suo tempo, chi più chi meno portatori di una rispettabilità borghese che all’autore dei Canti Orfici riusciva odiosa e incomprensibile.

Geltrude Antonazzo

Ilenia Malaguti

Aa. Vv. (a cura di Giuseppe Gambini)

Lievitare. Parole di grano e d'acqua

Bertoldo. Un vichingo a Roma

Oltre il sipario

Lievitare nel petto, dove custodiamo l’umanità. Riscoprire piccole pratiche, semplici incontri quotidiani. Ritrovarsi, attorno a un tè color tramonto o nel tramonto di una giornata o della vita, in un tempo calmo e lento. E riscoprire il piacere di conversare, di comunicare. Esercitare la pratica dell’ascolto, questo conta.
Lievitare, ascoltando cosa cela il nostro petto e quello altrui. Lievitare, tendendo l’orecchio verso le piccole e grandi cose che hanno reso e rendono ancora magnifica la persona umana. Sorridersi, questo conta davvero, lievitando.

Bertoldo era un giovane vichingo, abitante della fredda e allora sconosciuta Finlandia. Era un ragazzo forte e tranquillo, dai lineamenti delicati e gentili che proprio non si addicevano al suo destino di guerriero. Apparteneva infatti a una stirpe di vichinghi coraggiosi, morti con onore sui campi di battaglia nel nome del dio Thor e Odino, che li incitava e li sosteneva nella difficile lotta per la conquista di nuove terre.

"Ti criticheranno sempre, parleranno male di te e sarà difficile che incontri qualcuno al quale tu possa andare bene così come sei. Quindi: vivi come credi, fai quello che ti dice il cuore... La vita è un’opera di teatro che non ha prove iniziali. Canta, ridi, balla, ama... e vivi intensamente ogni momento della tua vita... prima che cali il sipario e l’opera finisca senza applausi...”. (Charlie Chaplin)

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