Intervista a Vincenzo Tedeschini su

I semi delle favole

a cura della redazione Albus

 

Perché si racconta e si scrive una favola?

 

Scrivere una favola è come cercare di ricordare l’infanzia, estraniarsi dalla realtà e rincorrere le emozioni.

 

10 favole e tanti personaggi, chi è il più positivo e chi il più negativo, quanto di te c’è in loro e viceversa?

 

Sarei in forte difficoltà a stilare una lista di personaggi positivi e personaggi negativi nel senso gli uni, per esistere e caratterizzarsi, hanno bisogno degli altri. Ascrivo tra i personaggi virtuosi coloro che insegnano la pazienza, il coraggio, la curiosità e la ricerca delle cose semplici (Chiccolino, L’Omino di ghiaccio…). Non amo i finali classici tipo “e vissero felici e contenti”.

 

Da dove nascono le tue favole?

 

L’essere genitore mi ha sicuramente aiutato a comprendere l’importanza del racconto fantastico in chiave educativa. La favola deve racchiudere una morale che sia una sorta di “vaccino” nei confronti delle facili promesse, del nostro congenito egoismo e della maleducazione.

 

Hai qualche autore guida? Un punto di riferimento artistico?

 

Non ho autori-guida cui mi sono ispirato, né un chiaro riferimento artistico (riconosco essere ciò un mio limite culturale); leggere poesie e avvicinarmi alla filosofia mi ha sicuramente aiutato ad avvicinarmi al mondo delle favole.

 

Progetti futuri?

 

Nessun progetto per il futuro; al presente provo soddisfazione nel regalare copie alle biblioteche dei comuni di Modena e Bologna e ricevere un sorriso di sincero ringraziamento.

 

Intervista rilasciata a gennaio 2010