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Intervista a Stefania Lusetti su Al di là degli occhi a cura della redazione Albus |
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Cominciamo dal titolo, perché Al di là degli occhi?
Al di là degli occhi è la condizione in cui vive la protagonista del mio romanzo. Lena, involontariamente e in parte, trascorre la sua esistenza in un mondo parallelo che la gratifica e la realizza. Al di là degli occhi è anche un invito a non fermarsi alle apparenze, andare oltre a ciò che sembra. È un titolo incantevole suggeritomi da Francesca Toglia, che insieme a Elena Grande ha curato l'editing.
Ci parli del romanzo?
Inizialmente volevo scrivere un diario di viaggio sulle Isole Fær Øer. Ho avuto la fortuna di visitarle 13 anni fa. Insieme alla Cornovaglia credo sia stato il viaggio più emozionante e suggestivo di tutta la mia vita. Volevo far conoscere ai lettori quella manciata di isole brulle, solitarie ma imponenti nella loro selvaggia bellezza. Poi i personaggi, come spesso accade, hanno preso "vita". Senza crearmi una scaletta ho cominciato a raccontare la complessa amicizia fra due donne anziane costrette ad invecchiare prematuramente in una casa di riposo.
Cos'`e che spinge una persona a scrivere le proprie emozioni?
Personalmente è semplicemente la necessità di liberare emozioni, delusioni, rabbie, ma anche sensazioni piacevoli, quali appagamento e serenità. Spesso è fatica, più raramente soddisfazione. Talvolta mi chiedono quanto ci sia di me nei miei personaggi. Rispondo "tutto e niente". In ognuno dei miei protagonisti c’è sicuramente una parte di me: le stesse paure, insicurezze, tristezze, esperienze.
Hai degli autori guida? Uno scrittore o scrittrice che ti piace particolarmente? Ti ispiri a qualcuno quando scrivi?
Nella quarta di copertina del mio primo romanzo mi descrivo come una lettrice "disordinata". Non ho autori preferiti e leggo di tutto. Forse, fra i più amati ci sono Paul Auster, Carlo Lucarelli i primi romanzi di Andrea De Carlo. Ho adorato "Venuto al mondo" di Margaret Mazzantini e ho riscoperto un'autrice straordinaria come Magda Szabò. Tra i classici leggo Edward Morgan Forster ("Passaggio in India" e "Camera con vista") e Emily Brontë con l'intramontabile "Cime tempestose". Razionalmente posso dire di non ispirarmi a nessun autore in particolare, ma credo sia inevitabile lasciarsi "condizionare" da qualche opera letta decisamente coinvolgente.
Cosa vorresti riuscire a comunicare con questo tuo romanzo?
Quanto sia terribile il disagio che la solitudine involontaria o cercata possa portare nella vita di una persona. Spesso ci si adatta alla propria condizione fingendoci soddisfatti, ma sono convinta non sia sempre così. Abbiamo bisogno di contatti umani, trasmettere e ricevere affetto, avere accanto persone con cui confrontarsi. Inoltre persuadersi che non è mai troppo tardi per dare un senso diverso alla propria esistenza. Anastasia, la coprotagonista di Al di là degli occhi, capirà che il tempo non è un nemico da ingannare, ma un alleato da rincorrere.
Progetti futuri?
Un viaggio in Turchia a maggio e tornare a scrivere subito dopo. Da qualche mese sono preda di un'imbarazzante pigrizia.
Intervista rilasciata il 10 aprile 2010 |
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