Intervista a Maddalena De Leo su

Henry Hastings

a cura della redazione Albus

 

Cos’è per te la scrittura?

 

Scrivere per me è un modo per esternare pensieri, riflessioni, emozioni. Spesso alterno alcuni lunghi periodi di lettura ad altri in cui mi dedico prevalentemente alla scrittura. Scrivo di solito articoli, che redigo nella maggior parte dei casi nella lingua inglese, salvo poi a retrotradurmi, racconti, quasi sempre ispirati alle mie esperienze di vita o di viaggio, poesie e romanzi brevi. Ne ho infatti già pubblicati due per adolescenti e li si legge nelle scuole. Ciò di cui ho bisogno per scrivere è però una genuina ispirazione; se so di non averla, non forzo la mano e rimando la scrittura al momento in cui mi sentirò ‘in vena’, sicuramente la creatività non si farà attendere!

 

Hai tradotto un romanzo di Charlotte Brontë, cosa rappresenta per te questa scrittrice?

 

Henry Hastings è l’ultima mia ‘fatica’ letteraria in campo di traduzione dall’inglese ma sinora l’unico romanzo Brontë, anche se breve, da me tradotto. Sono decenni che lavoro e mi dedico alla promozione in Italia delle opere giovanili delle Brontë che mai sino al 2000 erano state pubblicate nella nostra lingua. Ho proposto infatti in passato al pubblico italiano i ‘dévoirs’ scolastici di Emily tradotti da me dal francese e altri brevi racconti inediti di Charlotte. Perché queste autrici e, in particolare, Charlotte Brontë? Ebbene, ho dedicato allo studio della loro poetica tutta la mia vita e colleziono davvero qualunque cosa le riguardi (libri, films, critiche, memorabilia ecc.) sin da quando ero appena adolescente. Penso di avere la biblio-mediateca monotematica sull’argomento più fornita d’Italia e proprio per questo offro spesso la mia consulenza Brontë gratuita a studenti laureandi che mi consultano su Internet alla ricerca di materiale considerato introvabile! Sono da sempre una studiosa brontëana e, pur apprezzando e conoscendo gli altri autori di letteratura inglese, è su Charlotte Brontë e la sua opera giovanile (e non) che ho concentrato ogni mio interesse. Per me da sempre esistono solo le Brontë e quasi ogni anno mi reco come in pellegrinaggio a Haworth, luogo dove queste autrici trascorsero la loro breve vita, per immergermi nell’atmosfera particolare che ispirò la loro poetica. Sono diventata con il tempo una delle maggiori studiose dell’argomento in Italia e all’estero e ciò rappresenta per me il coronamento del sogno che nutrivo negli anni dell’adolescenza. Recentemente a York, ove ho partecipato alla Brontë Conference internazionale 2009 organizzata dalla Brontë Society, non appena giunta mi sono sentita chiamare con disinvoltura per nome dai vari importantissimi studiosi Brontë provenienti da tutte le parti del mondo, e ciò grazie agli articoli e alle mie foto presenti su Internet. Devo dire che è stata un’emozione fortissima ed ho davvero capito che il sogno che nutrivo da giovinetta finalmente si è avverato!

 

Ti riconosci in Charlotte?

 

Sì, molti aspetti della personalità di Charlotte sono anche i miei: la caparbietà nel perseguire uno scopo e la forza di carattere, la voglia di ‘sfondare’ al di là di ogni difficoltà ben sapendo di possedere dei ‘valori aggiunti’, sono state sempre anche mie caratteristiche caratteriali. Charlotte Brontë, a differenza delle sorelle, fu colei che fece di tutto per diventare famosa, scrivendo e sottoponendo le proprie poesie al parere dei maggiori poeti dell’epoca. Continuò imperterrita a percorrere la strada della letteratura anche se, essendo donna, la carriera di scrittrice le fu caldamente sconsigliata. Grazie allo spirito di iniziativa di Charlotte oggi noi conosciamo i romanzi immortali delle tre sorelle Brontë che altrimenti mai avrebbero visto la pubblicazione e ancora grazie al suo capolavoro assoluto, Jane Eyre, le protagoniste donne hanno portato la loro presenza fattiva nella narrativa mondiale dall’Ottocento in poi.

 

Dopo tanti anni pensi che i suoi scritti possano ancora riuscire ad emozionare?

 

Senza dubbio. Ne è prova assoluta il capolavoro che citavo poc’anzi. Jane Eyre è ancora oggi un autentico ‘best seller’ presente in ogni libreria e biblioteca che si rispetti tanto da essere continuamente pubblicato e tradotto in Italia a rotazione da quasi tutte le principali case editrici. Le mie alunne a scuola ed anche le persone di varie età che si approcciano per la prima volta a questo libro sono sempre affascinate dalla sua carica emotiva, e spesso accompagnano alla lettura la visione entusiastica del film italiano tratto da esso e realizzato più di dieci anni fa da Franco Zeffirelli. La produzione artistica di Charlotte Brontë non è però solo da circoscrivere ad un solo romanzo, ce ne sono ben altri tre di sua mano e soprattutto ‘esistono’ i racconti e i brevi romanzi giovanili, come ad esempio Henry Hastings che sono ancora tutti da scoprire. Il mio intento nel volerli tradurre e offrire al pubblico italiano è proprio questo, far sì che la loro autrice, così schietta e moderna, sia conosciuta finalmente anche in Italia al di là del suo famigerato Jane Eyre.

 

Ci consigli un libro?

 

Inviterei tutti a leggere Villette, l’ultimo romanzo di Charlotte Brontë, da lei scritto nel 1852 e quasi per nulla conosciuto in Italia per via del suo titolo. Nella penultima delle sue tre traduzioni italiane esso s’intitola L’angelo della tempesta ed è edito da Frassinelli (1997), mentre Fazi nel 2003 l’ha ripubblicato con il titolo originario. È un romanzo bellissimo, un’analisi spietata della solitudine con sfaccettature psicologiche che precorrono e anticipano alcune correnti letterarie del ventesimo secolo.

 

Progetti futuri?

 

Forse un nuovo romanzo ma ancora e sempre Brontë: presentazioni, conferenze e perché no, traduzioni dall’inglese di biografie e testi critici inediti riguardanti Charlotte ed Emily. Voglio continuare con questa che è ormai quasi una missione perché, ripeto, in questo campo c’è ancora tanto da scoprire!

 

Intervista rilasciata il 16 settembre 2009